The apparent assertive character of moral and legal proposals which, in the name of a "right to despair", ask for the recognition of euthanasia and assisted suicide, actually conceals within itself the great fear that man has of recognizing himself as a being limited, fragile, and in a certain sense only in dealing with one's personal history, not always easy to manage and in any case necessarily doomed to death. Faced with pain and suffering, man finds himself disoriented and desperately seeks happiness, instead grasping his own finitude and, rather than opening himself to the other, he relies only on the strengths that remain, claiming a loneliness that he detests, but which keep choosing. In this historical context, contemporary bioethical reflection has often limited itself to making judgments and defining the legality or non-legality of scientific or self-styled actions, without however proposing alternative solutions to this specifically human fear. For these reasons, this work aims to investigate whether there is a possible alternative in the face of the mystery of suffering, in particular the suffering caused by oncological disease. This alternative was identified in hope. The status quaestionis that constitutes the heart of this work consists of the following questions, which we try to answer: can a patient defined as "without hope" hope? Is it possible to hope in the face of an incurable disease? If so, what kind of hope is possible? The research has a transdisciplinary character, in line with the methodological statute of bioethics, and tries to make very different disciplines dialogue, with the aim of deepening the different dimensions of hope, without exhausting its complexity. The first part analyzes the peculiar qualities of hope identified in the medical / nursing and psychological literature, with the aim of clarifying its identity, definition, characteristics and the fundamental role it assumes in clinical practice and in the training of healthcare personnel. The second part discusses the data collected in the experimental survey conducted at the Campus Bio-Medico University Hospital of Rome, aimed at assessing the impact of the oncological pathology in relation to the level of hope: to do this 83 cancer patients from the Campus Bio-Medico di Roma Polyclinic in chemotherapy treatment and 83 healthy subjects, in the period between 07/19/2016 and 10/24/2016, to which two scales were subjected: the HHI (Herth Hope Scale) which investigates the level of hope and the SF-12 (Health Questionnaire) which measures the state of health, and the results obtained from the study of the two groups were compared. Furthermore, the level of hope was compared with other clinical and socio-demographic variables. In the third chapter, in the light of the data collected in the previous sections, the study of hope is deepened according to an anthropological / metaphysical perspective and some food for thought is proposed to define in what terms hope proves to be an adequate response to the mystery of original solitude. of man, in line with the universal desire for love.

L'apparente carattere assertivo di proposte morali e giuridiche che, in nome di un "diritto alla disperazione", chiedono il riconoscimento dell'eutanasia e del suicidio assistito, in realtà cela in sé la grande paura che l'uomo ha di riconoscersi come essere limitato, fragile, e in un certo senso solo nell'affrontare la propria storia personale, non sempre facile da gestire e comunque necessariamente destinata alla morte. Di fronte al dolore e alla sofferenza l'uomo si trova disorientato e cerca disperatamente la felicità, cogliendo invece la propria finitudine e, piuttosto che aprirsi all'altro, fa affidamento alle sole forze che gli restano, rivendicando una solitudine che detesta, ma che continua a scegliere. In questo contesto storico la riflessione bioetica contemporanea si è spesso limitata a dare giudizi e a definire la liceità o la non liceità delle azioni scientifiche o sedicenti tali, senza però proporre soluzioni alternative a questa paura specificatamente umana. Per tali ragioni il presente lavoro si pone come obiettivo quello di indagare se esiste un'alternativa possibile davanti al mistero della sofferenza, in particolare della sofferenza causata dalla malattia oncologica. Tale alternativa è stata identificata nella speranza. Lo status quaestionis che costituisce il cuore del presente lavoro si compone delle seguenti domande, a cui si cerca di dare risposta: un paziente definito "senza speranza" può sperare? È possibile sperare di fronte a una malattia incurabile? Se si, che tipo di speranza è possibile? La ricerca ha un carattere transdisciplinare, in linea con lo statuto metodologico della bioetica, e tenta di far dialogare discipline molto diverse tra loro, con lo scopo di approfondire le diverse dimensioni della speranza, pur senza esaurirne la complessità. Nella prima parte vengono analizzate le qualità peculiari della speranza individuate nella letteratura medico/infermieristica e psicologica, con l'obiettivo di chiarificarne l'identità, la definizione, le caratteristiche e il ruolo fondamentale che essa assume nella pratica clinica e nella formazione del personale sanitario. Nella seconda parte vengono discussi i dati raccolti nell'indagine sperimentale condotta presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, finalizzata a valutare l'impatto della patologia oncologica in relazione al livello di speranza: per fare questo sono stati reclutati 83 pazienti oncologici del Policlinico Campus Bio-Medico di Roma in cura chemioterapica e 83 soggetti sani, nel periodo compreso tra il 19/07/2016 e il 24/10/2016, a cui sono state sottoposte due scale: l'HHI (Herth Hope Scale) che indaga il livello di speranza e la SF-12 (Questionario sullo stato di salute) che misura lo stato di salute, e sono stati confrontati i risultati ottenuti dallo studio dei due gruppi. Inoltre si è provveduto a comparare il livello di speranza con altre variabili cliniche e socio-demografiche. Nel terzo capitolo, alla luce dei dati raccolti nelle sezioni precedenti, viene approfondito lo studio della speranza secondo una prospettiva antropologico/metafisica e vengono proposti alcuni spunti di riflessione utili a definire in che termini la speranza si rivela una risposta adeguata al mistero della solitudine originaria dell'uomo, in linea con l'universale desiderio di amore

La dimensione della speranza nei pazienti oncologici: prospettive bioetiche e cliniche / Melissa Maioni - : . , 2017 Mar 28. ((29. ciclo

La dimensione della speranza nei pazienti oncologici: prospettive bioetiche e cliniche

2017-03-28

Abstract

L'apparente carattere assertivo di proposte morali e giuridiche che, in nome di un "diritto alla disperazione", chiedono il riconoscimento dell'eutanasia e del suicidio assistito, in realtà cela in sé la grande paura che l'uomo ha di riconoscersi come essere limitato, fragile, e in un certo senso solo nell'affrontare la propria storia personale, non sempre facile da gestire e comunque necessariamente destinata alla morte. Di fronte al dolore e alla sofferenza l'uomo si trova disorientato e cerca disperatamente la felicità, cogliendo invece la propria finitudine e, piuttosto che aprirsi all'altro, fa affidamento alle sole forze che gli restano, rivendicando una solitudine che detesta, ma che continua a scegliere. In questo contesto storico la riflessione bioetica contemporanea si è spesso limitata a dare giudizi e a definire la liceità o la non liceità delle azioni scientifiche o sedicenti tali, senza però proporre soluzioni alternative a questa paura specificatamente umana. Per tali ragioni il presente lavoro si pone come obiettivo quello di indagare se esiste un'alternativa possibile davanti al mistero della sofferenza, in particolare della sofferenza causata dalla malattia oncologica. Tale alternativa è stata identificata nella speranza. Lo status quaestionis che costituisce il cuore del presente lavoro si compone delle seguenti domande, a cui si cerca di dare risposta: un paziente definito "senza speranza" può sperare? È possibile sperare di fronte a una malattia incurabile? Se si, che tipo di speranza è possibile? La ricerca ha un carattere transdisciplinare, in linea con lo statuto metodologico della bioetica, e tenta di far dialogare discipline molto diverse tra loro, con lo scopo di approfondire le diverse dimensioni della speranza, pur senza esaurirne la complessità. Nella prima parte vengono analizzate le qualità peculiari della speranza individuate nella letteratura medico/infermieristica e psicologica, con l'obiettivo di chiarificarne l'identità, la definizione, le caratteristiche e il ruolo fondamentale che essa assume nella pratica clinica e nella formazione del personale sanitario. Nella seconda parte vengono discussi i dati raccolti nell'indagine sperimentale condotta presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, finalizzata a valutare l'impatto della patologia oncologica in relazione al livello di speranza: per fare questo sono stati reclutati 83 pazienti oncologici del Policlinico Campus Bio-Medico di Roma in cura chemioterapica e 83 soggetti sani, nel periodo compreso tra il 19/07/2016 e il 24/10/2016, a cui sono state sottoposte due scale: l'HHI (Herth Hope Scale) che indaga il livello di speranza e la SF-12 (Questionario sullo stato di salute) che misura lo stato di salute, e sono stati confrontati i risultati ottenuti dallo studio dei due gruppi. Inoltre si è provveduto a comparare il livello di speranza con altre variabili cliniche e socio-demografiche. Nel terzo capitolo, alla luce dei dati raccolti nelle sezioni precedenti, viene approfondito lo studio della speranza secondo una prospettiva antropologico/metafisica e vengono proposti alcuni spunti di riflessione utili a definire in che termini la speranza si rivela una risposta adeguata al mistero della solitudine originaria dell'uomo, in linea con l'universale desiderio di amore
The apparent assertive character of moral and legal proposals which, in the name of a "right to despair", ask for the recognition of euthanasia and assisted suicide, actually conceals within itself the great fear that man has of recognizing himself as a being limited, fragile, and in a certain sense only in dealing with one's personal history, not always easy to manage and in any case necessarily doomed to death. Faced with pain and suffering, man finds himself disoriented and desperately seeks happiness, instead grasping his own finitude and, rather than opening himself to the other, he relies only on the strengths that remain, claiming a loneliness that he detests, but which keep choosing. In this historical context, contemporary bioethical reflection has often limited itself to making judgments and defining the legality or non-legality of scientific or self-styled actions, without however proposing alternative solutions to this specifically human fear. For these reasons, this work aims to investigate whether there is a possible alternative in the face of the mystery of suffering, in particular the suffering caused by oncological disease. This alternative was identified in hope. The status quaestionis that constitutes the heart of this work consists of the following questions, which we try to answer: can a patient defined as "without hope" hope? Is it possible to hope in the face of an incurable disease? If so, what kind of hope is possible? The research has a transdisciplinary character, in line with the methodological statute of bioethics, and tries to make very different disciplines dialogue, with the aim of deepening the different dimensions of hope, without exhausting its complexity. The first part analyzes the peculiar qualities of hope identified in the medical / nursing and psychological literature, with the aim of clarifying its identity, definition, characteristics and the fundamental role it assumes in clinical practice and in the training of healthcare personnel. The second part discusses the data collected in the experimental survey conducted at the Campus Bio-Medico University Hospital of Rome, aimed at assessing the impact of the oncological pathology in relation to the level of hope: to do this 83 cancer patients from the Campus Bio-Medico di Roma Polyclinic in chemotherapy treatment and 83 healthy subjects, in the period between 07/19/2016 and 10/24/2016, to which two scales were subjected: the HHI (Herth Hope Scale) which investigates the level of hope and the SF-12 (Health Questionnaire) which measures the state of health, and the results obtained from the study of the two groups were compared. Furthermore, the level of hope was compared with other clinical and socio-demographic variables. In the third chapter, in the light of the data collected in the previous sections, the study of hope is deepened according to an anthropological / metaphysical perspective and some food for thought is proposed to define in what terms hope proves to be an adequate response to the mystery of original solitude. of man, in line with the universal desire for love.
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La dimensione della speranza nei pazienti oncologici: prospettive bioetiche e cliniche / Melissa Maioni - : . , 2017 Mar 28. ((29. ciclo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12610/68696
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